lunedì

Legambiente:"Ritirare subito l'emendamento vigliacco".

Legambiente su Codice ambientale ed emendamento governo

Continua l'attacco all'ambiente dei berlusconidi & Co.
Roma, 26 novembre 2008

Normativa ambientale, in ddl omnibus norma per riscrivere l'intero codice

Legambiente al governo: "Ritirare subito l'emendamento.
L'esecutivo non può riscrivere la normativa ambientale fuori dal Parlamento"
E' la richiesta di Legambiente in merito a un emendamento del governo al disegno di legge 1082 collegato alla Finanziaria, attualmente in discussione al Senato che, come reso noto oggi dal Senatore Roberto Della Seta, aggiungerebbe al testo un nuovo articolo in forza del quale l'esecutivo otterrebbe una delega generale e incondizionata, da esercitare entro il giugno 2010, per modificare il codice ambientale.
"Una politica che non ha il coraggio delle proprie azioni cerca di assicurarsi la totale libertà di riscrivere l'intero codice ambientale con un emendamento che esclude il confronto parlamentare - dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente -. Da anni la normativa in campo ambientale viene modificata a ogni cambio di legislatura, con il risultato di lasciare senza punti di riferimento certi amministrazioni locali, utenti e imprenditori. L'Italia ha bisogno di regole certe, chiare e rispettose delle direttive europee e la normativa ambientale non può essere rimessa con una deroga nelle sole mani dell'esecutivo".

giovedì

Il diritto diseguale

Dopo il suicidio dell'assessore di Napoli -ecco le cause!
di GIUSEPPE D'AVANZO
NON da oggi, l'Italia è un Paese privo di normalità, ma pieno di norme e normatività. La novità del presente, governato dalla destra, è che le norme che dovrebbero restituire normalità al Paese lo rendono più disordinato, affondato in anomalie peggiori di quel che una normatività, approvata con immediata forza di legge, vorrebbe curare. Tre esempi documentano questa deriva autoritaria e populista che crea asimmetrie sociali e territoriali e assegna alle polizie non più la funzione amministrativa di esecuzione del diritto, ma l'efficacia di uno stato d'eccezione che sospende la norma e trasforma il diritto in una decisione mai interamente determinata dalle leggi in vigore. Naturale che saltino fuori distorsioni, incostituzionalità, un "diritto della diseguaglianza", la preoccupazione per un'avventura di cui ormai conosciamo l'epifania, ma non l'esito. Napoli. Accade che il secondo decreto per i rifiuti preveda l'arresto per chi scarica in strada scarti ingombranti. Si sa che, per liberare dall'immondizia Napoli e la fascia costiera della Campania, sono state sospese le leggi ambientali in quella sfortunata e colpevole regione. Ciò che è illegale interrare a Milano, è legittimo a Napoli. La catastrofe di quest'estate sembrava giustificarlo. Ma con un secondo decreto, in una congiuntura non più emergenziale, (parole di Berlusconi), il governo ha voluto esplorare ancora questo "vuoto di diritto". E' così, se a Treviso si espone soltanto a una multa chi abbandona in strada una poltrona sfondata, a Napoli lo sventurato rischia il carcere, da sei mesi a tre anni. Il governo - sembra di capire - immagina che debbano essere la legge e la forza militare a "creare" il cittadino, buoni costumi e virtù pubbliche. Vitale Varchetta non è di certo un buon cittadino. I carabinieri lo sorprendono mentre abbandona sul marciapiede in una strada di periferia mobili da cucina, bombole di gas, materiale ferroso arrugginito e materiali di lavori edili. Varchetta viene arrestato e ora vedremo quanto carcere gli verrà comminato. Ammesso che davvero un processo si faccia, perché con tutta evidenza quella legge è incostituzionale: punisce con pene diverse lo stesso comportamento. La limitazione territoriale del decreto appare agli addetti un problema insormontabile. Come sostiene il costituzionalista Valerio Onida, l'abbandono di un frigo provoca lo stesso danno all'ambiente in qualsiasi regione d'Italia. Né vale opporre, come molti "d'istinto" oppongono, che però soltanto in Campania c'è un'emergenza rifiuti. Se saltasse fuori che in Lombardia ci sono più furti che altrove, accetteremmo senza batter ciglio che in quella regione il ladro venisse punito con pene doppie, triple rispetto al resto del Paese?
L'asimmetria, riservata alla Campania, ci racconta un metodo e una cultura di governo sui cui dovrebbe riflettere anche chi, stanco dei disastri che i napoletani infliggono alla loro città, condivide l'arresto di Varchetta. Il governo liquida d'imperio, con decreti d'urgenza, un'idea del diritto fondato su norme "impersonali e perciò generali, prestabilite e perciò pensate per durare". Privilegia decisioni dettate esclusivamente dalle mutevoli situazioni concrete. Affiora così una situazione del tutto inedita per il nostro Paese. Come dimostrano i provvedimenti "diseguali" previsti per i napoletani, il governo rivendica la legittimità di stabilire, in autonomia e senza alcun controllo parlamentare o verifica giudiziaria, che cosa sia l'ordine e la sicurezza pubblica, quando e dove sia messa in pericolo. E' da questa convinzione che nascono anche i due emendamenti approvati dalla commissione giustizia del Senato nelle ultime ore: il registro dei senza dimora compilato dalle polizie; la legalizzazione delle "ronde" private. Svelano una cultura che trasforma il povero (come lo straniero, come il non-cittadino) in un pericolo, in un nemico. Come nemico diventa un criminale. Come criminale è affidato alle cure delle "operazioni di polizia", pubblica e ora addirittura privata. Era Hobbes che avvertiva come non potesse essere "il cittadino a stabilire privatamente chi sia l'amico, chi il nemico pubblico". In Italia è quel che può avvenire presto. Con il rischio che, dall'ordine anche precario e anomalo di oggi, si può scivolare nel caos. Dallo Stato nello "stato di natura".
(Repubblica, 9 novembre 2008)

Conto energia: fotovoltaico oltre i 200 MW

Una crescita da record
Gli impianti conteggiati dal GSE sono ad oggi 17.517 per una potenza superiore ai 200 MWp
Nuovo traguardo per il fotovoltaico italiano, che nella giornata di ieri ha raggiunto e superato la soglia dei 200 MW di potenza installata con il conto energia. Per l’esattezza gli impianti fotovoltaici in esercizio e ammessi all’incentivazione sono attualmente 17.517, di cui 12.558 rientranti nel Nuovo Conto Energia, 4.959 nel vecchio, per una potenza totale di 200.461 MWp. Un dato importante dunque per il panorama nazionale di questa tecnologia, (che viene continuamente aggiornato in tempo reale sul sito del GSE), che soltanto sei mesi fa aveva segnato i 100 MW, facendo così superare per l’anno in corso i 120 MW in esercizio. E il dato è in costante aumento. Ricordiamo che il Conto Energia divenuto operativo solo in seguito all’entrata in vigore del decreto attuativo del 28 luglio 2005 remunera con apposite tariffe l’energia elettrica generata dagli impianti fotovoltaici per 20 anni, rivendendola direttamente al Gestore dei Servizi Elettrici.

Assemblea parco dell'Adige




Il cattivo paradosso

GIAN ENRICO RUSCONI
E’ grottesca la motivazione con cui il Vaticano si oppone alla proposta di depenalizzazione dell’omosessualità che sarà presentata all’Onu dalla Francia a nome dei 25 Paesi della Unione europea. Il Vaticano infatti è preoccupato che «nuove categorie protette dalla discriminazione creeranno nuove e implacabili discriminazioni». Siamo al cattivo paradosso che per proteggere le persone omosessuali, queste dovrebbero essere mantenute sotto la minaccia di reato perseguibile per legge. Il Vaticano non si impegna affinché gli Stati che praticano contro gli omosessuali sanzioni, torture e persino pene capitali (in dieci Paesi islamici), modifichino il loro atteggiamento, muovendosi appunto nella linea recentemente enunciata dalla Chiesa stessa che invita ad evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione». No. La preoccupazione vaticana è che «gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” vengano messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni». Il problema che sta a cuore alla Chiesa non è l’abbattimento effettivo della discriminazione tramite la legge, ma l’imbarazzo («la gogna») in cui si troverebbero gli Stati che praticano leggi punitive contro l’omosessualità. O gli Stati che, pur tollerando benevolmente le persone omosessuali, non riconoscono loro la pienezza dei diritti. È evidente che qui il Vaticano pensa a possibili effetti a catena a favore delle unioni omosessuali, legalmente riconosciute, là dove non esiste ancora alcuna legislazione in proposito (come Italia). Non credo che abbia a cuore le difficoltà in cui si troverebbero gli Stati islamici, che ovviamente si opporranno frontalmente alla proposta europea.
L’alleanza tra Stati islamici e Vaticano su questo punto è garantita. Con buona pace degli alti discorsi della «razionalità della fede» cristiano-cattolica rispetto alla dottrina religiosa islamica. Quando si tratta di sesso e di famiglia le differenze teologiche tacciono. Rinunciamo in questa sede ad esporre ancora una volta le posizioni di principio di una visione laica in tema di responsabilità etica dell’individuo, di concezione non mitica, ma critica e riflessiva di «natura umana», di concezione delle unioni familiari, di separazione tra «reato» e «peccato» ecc. Sono anni che ci confrontiamo su questi temi. Invano. Non si dialoga più. Si contrappongono posizioni sempre più intransigenti. Ciò che conta è la loro potenzialità mediatica, che nel nostro Paese è saldamente in mano alla linea vaticana. Rimanendo a livello di strategia comunicativa, viene spontanea un’ultima riflessione. Contrapponendosi all’iniziativa dell’Unione Europea, il Vaticano ribadisce ancora una volta la sua contrarietà all’orientamento laico dell’Europa, ovviamente diffamato come laicista (relativista, immoralista e via via elencando tutte le nefandezze della ragione illuministica). Non è chiaro dove porterà questa strategia. Nel caso della depenalizzazione dell’omosessualità la linea vaticana smentisce esperienze drammatiche e ben meditate interne allo stesso mondo cattolico. Verosimilmente non interpreta neppure i convincimenti di milioni e milioni di sinceri credenti. Perché si adotti oggi questa strategia non è chiaro. Evidentemente il sesso e una certa idea di famiglia contano di più delle riflessioni della fede.
Ma qui il laico tace.

In piazza contro decreto taglia-incentivi a rinnovabili e risparmio energetico

LIVORNO. Proprio mentre il mondo è riunito a Poznan, di cambiamenti climatici, il governo Berlusconi ha deciso con l´articolo 29 del decreto legge 185/2008 approvato venerdì scorso, di tagliare del 55% gli incentivi per le energie rinnovabili, un provvedimento che prima ha sollevato l´incredulità e poi l´indignazione non solo degli ambientalisti, ma anche degli operatori del settore. La norma, retroattiva, andrà anche a colpire coloro che hanno già realizzato o prenotato gli interventi di risparmio ed efficienza nel 2008, e questo aprirà la strada a una valanga di ricorsi da parte di chi vorrà veder rispettato quanto prevedeva la normativa.
L´Associazione degli operatori del solare termico (Assolterm) e Legambiente hanno convocano per l´11 Dicembre alle 11 un´iniziativa di mobilitazione per chiedere di ritirare «un provvedimento devastante per il settore delle rinnovabili e del risparmio energetico, che danneggia le famiglie e condanna al fallimento la lotta intenzionati a chiedere il bonus dovranno sbrigarsi a presentare la propria domanda perché la possibilità della sgravo è legata alla copertura economica messa in campo dal governo. Per le agevolazioni sugli interventi energetici sono stati stanziati 82,7 milioni di euro per il 2008; 185,9 milioni per il 2009 e 314,8 milioni per il 2010. Una volta terminati i fondi non sarà più possibile accogliere le domande dei cittadini e delle imprese. L´agenzia delle Entrate esaminerà le domande in base all´ordine cronologico di invio e comunicherà entro 30 giorni l´esito della verifica agli interessati. Decorsi i 30 giorni senza esplicita comunicazione di accoglimento «l´assenso si intende non fornito» e il cittadino non potrà usufruire della detrazione».
Secondo Sergio D´Alessandris, presidente di Assolterm, «Questo pacchetto anticrisi del governo avrà l´effetto contrario e aprirà una grossa crisi per le aziende italiane del solare termico. Nello specifico si pone il rischio che gli acquirenti di impianti solari termici, a cui sono stati garantiti dai venditori gli sgravi secondo legge, si vedano negare per l´attuale decreto, le agevolazione promesse. Ci potremo trovare, quindi, di fronte ad una possibile rivalsa da parte dell´acquirente per la mancata agevolazione garantita. Eventualità questa che metterebbe in serio pericolo le aziende del settore. Altro punto che riteniamo ambiguo, oltre alla reale adeguatezza di copertura economica per le richieste di sgravio, è la strana formula del "silenzio dissenso": l´agenzia dell´entrate, che vaglierà e giudicherà le richieste, ha a disposizione 30 giorni per comunicare l´accettazione delle richieste, richieste vagliate in base all´ordine cronologico di invio. La mancata comunicazione da parte dell´agenzia dell´entrate significa automaticamente la bocciatura della richiesta senza possibilità di appello o di spiegazioni in proposito.
D’Alessandris evidenzia anche «La contraddizione insita in questo piano del governo che va controcorrente rispetto a tutti i piani d´azione ambientali/energetici promossi dall´unione europea, primo fra tutti l´obbiettivo 20 20 20. Un piano che si definisce anticrisi nella realtà si ribalta in un piano di crisi per la aziende delle rinnovabili e per le famiglie. Assolterm comunque confida in una apertura da parte della politica, per sciogliere al meglio le ambiguità presenti nel decreto».Sulla questione interviene anche la portavoce nazionale dei Verdi Grazia Francescato: «Il governo Berlusconi non condanni l´Italia ad essere il fanalino di coda nella lotta ai cambiamenti climatici. Purtroppo il taglio delle detrazioni sulle eco-ristrutturazioni va letteralmente nella direzione opposta ed e´ il peggior biglietto da visita con cui il nostro Paese potesse presentarsi alla Conferenza di Poznan.
L´Italia non sia il freno di un´Europa che ha deciso di essere leader nello sviluppo dell´efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. La riconversione ecologica della nostra economia non solo e´ necessaria per garantire un ambiente migliore alle future generazioni ma e´ anche un utile alleato per uscire da questa pesantissima crisi economica. Lo ha ben capito Barak Obama che conta di creare con l´economia ´verde´ ben 5 milioni di nuovi posti di lavoro in pochi anni. E´ gravissimo che nel pacchetto anti-crisi siano stati soppressi le forti agevolazioni che avevamo introdotto nella scorsa legislatura per un´edilizia sostenibile Si tratta di un doppio passo indietro che comporterà una perdita di posti di lavoro ed impedirà un taglio efficace delle emissioni di gas serra nel settore dell´edilizia, che lo ricordiamo nel nostro paese vale circa un terzo delle emissioni complessive».

NONOSTANTE LA CRISI

L'ambientalismo della speranza
di Alberto Ronchey
Mentre a Poznan è in corso la Conferenza dell'Onu sulle alterazioni del clima, da Washington si conferma che Barack Obama, oltre a soccorrere i dissestati complessi bancari e industriali, tende a promuovere la «tecnologia verde» con ingenti capitali pubblici. Vorrebbe ridurre così l'inquinamento e la disoccupazione che la crisi ha inflitto a vasti settori dell'industria. Si tratta di sostituire in considerevole misura l'iperconsumo dei combustibili fossili con le fonti d'energia idroelettrica, geotermica, solare fotovoltaica, eolica. L'impegno federale, al di là delle opere infrastrutturali, riguarda per i prossimi anni 150 miliardi di dollari tra incentivi e investimenti diretti.
Ma l'impresa è davvero possibile malgrado le condizioni del bilancio federale? Sulla complessa materia, critici e scettici contestano i calcoli dei consulenti di Obama. Eppure, negli Usa la recente conferenza dei sindaci ha espresso parere favorevole. L'Onu, già più volte, aveva sollecitato un Global Green New Deal rivolgendosi anzitutto agli Stati Uniti, che generano le maggiori emissioni d'inquinamento e le controverse alterazioni climatiche da «effetto serra».
Nello stesso tempo, fra gli europei, è in discussione quel piano «energia-clima » che dovrebbe ridurre del 20% l'emissione complessiva di CO2 e nella stessa misura sviluppare le fonti d'energia rinnovabile. Insorgono anche qui obiezioni e controversie in particolare sui costi: «Non è un obiettivo da tempi di crisi». Ma José Manuel Barroso, che presiede la Commissione Ue, insiste: «Io dico il contrario». Concordano sulle sue tesi esponenti dell'ambientalismo industriale che operano fra Shell, Fortis, Vodafone, riuniti sotto il nome di «EU corporate leaders on climate change». Dalla Germania, si apprende poi che le fonti del solare fotovoltaico assolvono già funzioni preminenti nella Sassonia- Anhalt. E la Spagna vanta i maggiori parchi eolici nel mondo.
Anche il Vaticano confida nelle promesse dell'ambientalismo. Privo di spazi sufficienti per i parchi eolici, presto avrà un impianto elettrosolare, 2.400 moduli fotovoltaici per una superficie di 5 mila metri quadrati. È una donazione a papa Ratzinger, molto ben accolta, di un'impresa tedesca. L'episodio sembra offrire un conforto a chi spera nel nuovo corso dell'economia. Fiducia o fede?
Fra gli ambientalisti sicuri del successo più o meno prossimo, il nuovo corso viene definito come «terza rivoluzione industriale ». È prevista una progressiva espansione delle tecnologie ambientali, alla quale dovrebbero seguire notevoli economie di scala. Se il successo non verrà presto, bensì a tempo differito, risulterà se non altro essenziale per le future generazioni dopo l'iperconsumismo energetico distruttivo e le ansie del nostro tempo. Per lo meno, finalmente non si potrà più ripetere: «I padri mangiarono uve acerbe e si allegarono i denti dei figli » secondo il monito biblico.
02 dicembre 2008